I CONFLITTI NEL MONDO DEL LAVORO - 3

Un manager deve imparare anche a gestire i contrasti

gestire conflitti

(Prima parte)

(Seconda parte)

La prima cosa da imparare sui conflitti negli ambienti di lavoro è che sono inevitabili.

Purtroppo, infatti, ogni volta che gli esseri umani interagiscono tra loro si portano dietro un bagaglio di convinzioni, esperienze, attitudini, reazioni di tipo caratteriale, idee e modi di fare che non sempre combaciano con quelli delle altre persone. Spesso questo è sufficiente per inenscare potenzialmente un conflitto che tenderà o meno a svilupparsi a seconda della cultura che vige all'interno dell'organizzazione, della maturità delle persone, della loro capacità di tenere a freno la rabbia e, in generale, della bravura nel rapportarsi civilmente con gli altri.

Se i contrasti sono inevitabili, però, è anche vero che possiamo imparare a gestirli in modo che rappresentino una momento di crescita.
Maturare professionalmente significa, infatti, imparare a gestire meglio necessità, desideri e aspettative e riuscire a padroneggiare gli strumenti che ci serviranno per raggiungere il nostro scopo. Tutto questo, però, non è sufficiente se non pensiamo di tenere in considerazione anche ciò che serve agli altri. Un atteggiamento "win-lose" (io vinco, tu perdi) non ci aiuterà nel lungo termine mentre un approccio di tipo "win-win" (io vinco ma anche tu vinci) paga proprio sulla lunga distanza perché ci fa risparmiare il tempo e le energie che avremmo speso in conflitti inutili e ci aiuta a mettere in piedi quelle singergie che si riveleranno fondamentali per ottenere gli scopi che più ci stanno a cuore.

La prossima volta, dunque, che avrete voglia di reagire duramente alle critiche di qualcuno, fate un bel respiro e provate a chiedere che vi vengano spiegate nel dettaglio in modo da poter decidere se siano centrate e motivate (e, in questo caso, dedicarvi a un po' di sana autocritica) o se semplicemente dobbiate imparare a comunicare meglio ciò che intendete fare.
Parlare meno e ascoltare di più è un ottimo punto di partenza. Ascoltare i colleghi, cercare di comprendere il loro punto di vista, correggere posizioni che si pensava fossero in un primo momento inconciliabili e rispondere con maggiore calma porta anche il nostro interlocutore a riflettere maggiormente prima di scagliarsi a testa bassa contro idee che reputa assurdamente differenti dalle sue.

C'è un secondo vantaggio nell'imparare a gestire i conflitti. Oltre alla crescita del singolo individuo, infatti, abbiamo una progressiva crescita dell'intera organizzazione che trova in una maggiore armonia tra i suoi elementi la spinta per concepire nuove soluzioni e nuove risposte a problemi antichi.
Se la necessità è la madre delle invenzioni, infatti, i conflitti sono spesso i figli illegittimi dei problemi perché è proprio sul campo di battaglia dei contrasti quotidiani che si inizia a cercare una soluzione nuova o idee migliori in grado di sviscerare nelle nostre aziende possibilità ancora inesplorate. Spesso, infatti, il conflitto è l'unico in grado di scrollarci dal nostro status quo per costringerci nuovamente a rimetterci in gioco, anche uscendo da quella comoda zona di comfort che ci siamo creati.

A volte, dunque, i conflitti servono e dobbiamo imparare a riconoscere queste situazioni. Abbiamo bisogno di persone che abbiano il coraggio di picchiare un pugno sul tavolo e di dire: "così non va!". Senza questi singoli atti di coraggio, infatti, le aziende rischierebbero di restare intrappolate nella comoda realtà quotidiana che si sono costruite perché si può resistere anni raccontandosi che tutto procede per il meglio e che la colpa, semmai, è dei clienti, della concorrenza, delle banche o della politica.
Spesso, invece, si preferisce covare il risentimento che affrontare un problema che potrebbe mettere a rischio la zona di sicurezza conquistata con tanta fatica.

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