NORMATIVE SUL RUMORE E UFFICIO

Norme rumore





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L’obiettivo di questo articolo è quello di illustrare i possibili contributi che la normativa tecnica volontaria potrebbe dare per realizzare un ufficio poco rumoroso al fine di migliorare il comfort acustico e, quindi, l’efficacia del lavoro.

La direttiva 2003/10/CE relativa all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dal rumore, recepita in Italia con il decreto legislativo 10 aprile 2006 n. 195, ha stimolato il mondo del lavoro a considerare il rumore quale agente fisico di inquinamento. Lo scopo di tale direttiva è quello di proteggere i lavoratori dai rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall'esposizione al rumore durante il lavoro e in particolare per l'udito.

Quando si parla di un ambiente di lavoro con problemi di rumorosità si pensa ad un’officina meccanica o a un cantiere edile ma pochi associano un ufficio ad un ambiente di lavoro. Eppure anche in un normale ufficio ci sono diverse fonti di rumore, sia interni sia esterni, anche se di intensità non elevata. Per ciò che concerne il rumore esso può essere originato dalle cause più varie (traffico esterno, centri di produzione, cantieri edili, ecc.) mentre per il rumore interno pensiamo a quello prodotto dalla normale apparecchiatura di lavoro (computer, stampante, fotocopiatrice, ecc.), dagli impianti dell’edificio necessari a mantenere un comfort ambientale gradevole e, non ultimo, dai rumori prodotti dai colleghi operanti nello stesso ambiente o negli ambienti attigui.

Riguardo il rumore proveniente dall’esterno e su quello prodotto dagli impianti, la legislazione ci viene in aiuto mediante i Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 5 dicembre 1997 che determina i requisiti acustici passivi degli edifici emanato a fronte della legge n. 447 del 26 ottobre 1995 "Legge quadro sull'inquinamento acustico". Tale decreto distingue tra gli impianti a funzionamento continuo o discontinuo così identificabili. I primi sono gli impianti di riscaldamento e d’areazione e di condizionamento mentre i secondi sono i servizi igienici (adduzione acqua e gli impianti di scarico delle acque reflue) e gli ascensori.

Sugli impianti di climatizzazione la commissione Acustica dell’UNI, sensibile al problema, fin dal 1998, ha preparato la UNI 8199 che definisce le procedure di misurazione per il collaudo acustico degli impianti di climatizzazione e/o ventilazione negli ambienti serviti al fine di valutare la rumorosità da essi immessa all'interno degli ambienti nell'ottica della salvaguardia delle condizioni di benessere acustico.
Tale norma consente di effettuare il collaudo nei casi in cui i limiti di accettabilità del rumore di impianto, assunti come livello di riferimento, siano indicati nel contratto, ma può essere utilizzata anche in assenza di tali limiti, in quanto tale norma suggerisce alcuni valori. Questi valori derivano dalla conoscenza, per esperienza consolidata, dei livelli di rumore residuo mediamente esistenti nei diversi ambienti: dai detti livelli, posti pari ai livelli di rumore di impianto negli stessi ambienti. Il rumore esistente in un ambiente è dovuto sia al rumore dell'impianto sia al rumore di tutte le altre sorgenti interne ed esterne. Per eseguire il collaudo acustico dell'impianto è stato scelto di valutare il solo livello di rumore di impianto al fine di eliminare l'influenza della variabilità del rumore residuo al momento della misurazione.

Più recente è invece la UNI EN ISO 16032, della quale ad agosto 2007 è stata pubblicata la versione bilingue, che specifica il metodo ingegneristico per la misurazione del livello di pressione sonora di impianti tecnici in edifici. Ad esclusione degli auditorium e sale da concerto, la norma si applica a tutte le tipologie di impianti interessate dal decreto 5-12-1997 sopra citato. Il metodo di prova prevede la misura del rumore durante uno specifico ciclo di funzionamento. Per gli impianti a funzionamento continuo il ciclo operativo è intuitivo invece per quanto riguarda gli impianti a funzionamento discontinuo il ciclo operativo è definito proprio dalla UNI EN ISO 16032.

Per comprendere la complessità della materia c’è da tenere presente che il rumore si può trasmettere:

  • per via aerea attraverso le canalizzazioni, tubazioni, canne fumarie, ecc.;
  • per via aerea e/o strutturale attraverso gli elementi costruttivi dell’edificio

Per avere un ambiente di lavoro acusticamente confortevole è, quindi, necessario esaminare le varie possibili fonti di rumore per cercare di ridurre il possibile disturbo. Per fare ciò è consigliato che tutte le parti interessate siano coinvolte in qualsiasi proposta di provvedimento di riduzione del rumore. La diagnosi del problema rumore, la sua analisi e la definizione e attuazione di provvedimenti di riduzione dovrebbero essere fatte in collaborazione con tutte le parti interessate. Gli obiettivi di questa analisi dovrebbero basarsi sulla conoscenza generale del modo in cui il rumore influenza la salute e il benessere delle persone e come interferisce con le loro attività.

Ipotizzando che la progettazione dell’ambiente di lavoro, cioè l’ufficio, sia stata fatta in modo adeguato per cui l’ambiente interno di lavoro risulti acusticamente isolato dal rumore esterno, ci sarebbe da pensare come "ovattare" l’ambiente interno dai rumori molesti interni. A tale riguardo ci viene in aiuto sia la UNI EN ISO 11690 che definisce le strategie da applicare nell'affrontare i problemi di rumore negli ambienti di lavoro e per attività umane descrivendo i concetti fondamentali di controllo del rumore sia la UNI EN ISO 17624 che riporta delle linee guida per il controllo del rumore negli uffici e nei luoghi di lavoro mediante l’utilizzo di schermi acustici. L’applicazione di quest’ultima norma potrebbe essere utile per affrontare il problema del rumore non solo da un punto di vista del comfort acustico ma anche da quello del mantenimento della privacy, oggi molto importante. Per esempio, pensiamo al contenuto delle telefonate personali fatte al proprio medico, delle quale non è piacevole far sapere ad altri le proprie vicissitudini sanitarie.

I provvedimenti di controllo del rumore riportati nella UNI EN ISO 11690 possono modificare notevolmente l'integrazione macchina/operatore.
Nello stabilire gli obiettivi rispetto alla qualità acustica di un ambiente o di un posto di lavoro, si dovrebbero fissare i livelli di rumore richiesti, il tempo di riverbero e i parametri di propagazione del suono. Gli obiettivi di riduzione del rumore dovrebbero essere quelli di ottenere i più bassi livelli ragionevolmente possibili di emissione del rumore, di rumore ambientale e di esposizione al rumore, considerando:

  • i provvedimenti tecnici disponibili conosciuti;
  • lo stato dell'arte del progresso tecnico;
  • il trattamento del rumore alla sorgente;
  • un’adeguata programmazione, approvvigionamento e installazione di macchinari e apparecchiature

La UNI EN ISO 11690 descrive le procedure da considerare nell'approccio alla riduzione del rumore in ambienti di lavoro, sia in locali chiusi sia all'aperto.
Queste raccomandazioni pratiche forniscono, in termini relativamente semplici, le informazioni di base necessarie per tutte le parti coinvolte nella riduzione del rumore negli ambienti di lavoro e nella progettazione di ambienti di lavoro a basso livello di rumore, al fine di promuovere la comprensione dei requisiti richiesti in materia di riduzione del rumore.
Tale norma si pone come un ponte tra la letteratura esistente sulla riduzione del rumore e la realizzazione pratica dei necessari provvedimenti.

Per ridurre la propagazione sonora di un rumore emesso da una sorgente possono essere utilizzati gli schermi acustici oggetto della UNI EN ISO 17624.
Essi sono dei dispositivi per schermare una o più posizioni di un’area "inquinata" dal rumore di una o più specifiche sorgenti sonore. Possiamo avere schermi acustici diversi per uffici, aree di servizio, aree di esposizione e ambienti analoghi e possono essere mobili o fissi: in questo caso potrebbero essere integrati nei mobili.

Oltre al controllo del rumore, gli schermi contribuiscono a:

  • proteggere le postazioni di lavoro nei pressi di finestre o in zone con condizioni di illuminazione sfavorevoli sia dall’abbagliamento sia dall’irradiamento del calore;
  • attuare divisioni di un ambiente al fine di creare aree di ricreazione o aree riservate;
  • creare aree di lavoro con esposizione appropriata

Si può affermare che gli schermi acustici generalmente offrono un’attenuazione sonora con ponderazione A di un massimo di 10 dB negli uffici e nei luoghi di lavoro. Questa attenuazione risulta da:

  • assorbimento sonoro da parte della superficie dello schermo;
  • interruzione del percorso diretto di propagazione sonora da una sorgente al ricettore

L’assorbimento sonoro di uno schermo vicino a una sorgente sonora dà luogo a una riduzione della potenza sonora irradiata nello spazio alle spalle dello schermo, in funzione di:

  • quanto più èelevato l’assorbimento acustico della superficie dello schermo che fronteggia la sorgente sonora;
  • quanto più è pronunciata la direttività dell’irradiazione sonora verso lo schermo;
  • quanto più è completo l'avvolgimento della sorgente sonora da parte dello schermo (distanza e altezza dello schermo)

Senza voler entrare troppo nello specifico, ma giusto per dare un semplice contributo tecnico, il funzionamento di uno schermo acustico si basa su questi tre aspetti:

  • le basse frequenze vengono assorbite mediante l’utilizzo di pannelli vibranti;
  • le medie frequenze vengono assorbite mediante l’utilizzo di risonatori;
  • le alte frequenze vengono assorbite mediante l’utilizzo di materiali fonoassorbenti

Oggi la tendenza dei fabbricanti è quella di realizzare un unico schermo che racchiuda tutti e tre i principi.
A titolo puramente indicativo di seguito si riportano i valori massimi consigliati con ponderazione A per il rumore ambientale e/o l'esposizione al rumore comunemente considerati:

  • negli ambienti di lavoro di tipo industriale, minori a 80 dB;
  • per lavoro d'ufficio di routine, da 45 dB a 55 dB;
  • per sale riunioni o attività che richiedono concentrazione, da 35 dB a 45 dB

(Fonte: qec)

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