LEADERSHIP: L'INDAGINE ELOGIATIVA
L'Appreciative Inquiry si riferisce alla pratica di fare le domande che rafforzano la capacità di un sistema di intensificare il potenziale positivo delle persone sulla leadership
La cosiddetta inchiesta elogiativa, Appreciative Inquiry in inglese, è un approccio al cambiamento sistemico basato sui punti di forza che enfatizza la generazione di idee positive rispetto all'identificazione dei problemi. La metodologia utilizza domande mirate per aiutare i partecipanti a scoprire risorse, punti di forza, vantaggi o opportunità esistenti all'interno delle loro comunità, organizzazioni o team per lavorare, poi, collettivamente a sviluppare e implementare strategie di miglioramento che partano proprio da ciò che già funziona.
L'inchiesta elogiativa è fondata sulla teoria che lo sviluppo umano sia un processo fondamentalmente sociale e che la conoscenza e il raggiungimento degli obiettivi si costruiscano attraverso interazioni e relazioni sociali e culturali. Se gli esseri umani costruiscono collettivamente la propria percezione del mondo e degli altri, allora certi problemi, soluzioni, idee o opportunità diventeranno più visibili.
L'approccio è decisamente originale perché In un ambiente aziendale globale imprevedibile, si sarebbe tentati di affrontare la strategia con obiettivi specifici già in mente e questi obiettivi, il più delle volte, sarebbero incentrati sui problemi e volti a mitigare le minacce, visto che le aziende - di solito - si concentrano su ciò che non funziona. Pensare alle cose positive, invece, è decisamente un atteggiamento di rottura.
L'Appreciative Inquiry fu sviluppata presso il dipartimento di comportamento organizzativo della Case Western Reserve University a partire da un articolo del 1987 di David Cooperrider e Suresh Srivastva che avevano intuito che un utilizzo eccessivo del problem solving ostacolava qualsiasi tipo di miglioramento tra le persone e che ciò di cui c'era reale bisogno erano nuovi metodi di indagine che aiutassero a generare nuove idee e modelli su come organizzarsi. La metodologia attinge dai campi della psicologia, della leadership e del comportamento organizzativo per creare un modo agile ed efficace per migliorare le organizzazioni. Cooperrider descrive il suo momento di consapevolezza che si verificò quando lui e un collega stavano facendo una ricerca per un progetto di sviluppo organizzativo. Nello specifico, il team si trovava in un clima sempre più ostile e negativo e decise di cambiare approccio. Invece di indagare su cosa non funzionava, Cooperrider e il suo collega decisero di chiedere cosa funzionava.
Questo cambiamento di prospettiva ebbe un effetto profondo. Come per magia, il tono della ricerca cambiò e, con esso, cambiò anche il tono delle relazioni tra i membri del team. Le persone iniziarono a parlare di storie di successo, a condividere le migliori pratiche e a creare fiducia reciproca. Cooperrider si rese conto che le domande che poneva influenzavano direttamente la realtà che stava studiando. Nacque così l'Appreciative Inquiry.
L'Appreciative Inquiry si basa su cinque principi fondamentali:
- Principio costruzionista - le parole che usiamo creano il nostro mondo
- Principio della simultaneità - fare domande è già un intervento
- Principio poetico - possiamo scegliere cosa studiare
- Principio anticipatorio - le immagini guidano l'azione
- Principio positivo - le domande positive generano cambiamento positivo
I concetti che costituiscono il fondamento dell'Appreciative Inquiry sono tre:
- apprezzamento - l'apprezzamento consiste nel riconoscere il meglio nelle persone che ci circondano e l'appreciative enquiry ci supporta nell'attingere ai punti di forza degli individui e delle organizzazioni affinché diventino le fondamenta sulle quali costruire il nostro futuro;
- indagine - indagare, porre domande ci aiuta a imparare gli uni dagli altri e a identificare una visione condivisa del futuro;
- interezza - il concetto di interezza incoraggia la partecipazione di tutti i livelli di un'organizzazione. Occorre sapere che le idee migliori spesso emergono da luoghi inaspettati. Inoltre, l'indagine elogiativa incoraggia la ricerca di prospettive esterne
Non siete convinti? Facciamo un esempio pratico capace di farci capire il valore di porre domande positive. Chiediamoci se oggi ci sentiamo stanchi. La maggior parte delle persone, a questa domanda, risponderà di sì e, da quel momento in poi, i loro pensieri si rivolgeranno alla sensazione di essere stanchi perché diventeranno consapevoli di qualsiasi segnale di stanchezza che provano, anche se pochi istanti prima non avevano pensato di essere stanchi.
Le nostre menti si muovono nella direzione delle domande che ci poniamo.
Immaginiamo, invece, di chiederci cosa ci fa sentire felici oggi. Ci concentreremo sui motivi che abbiamo per essere contenti, anche su quelli piccoli e piccolissimi e affronteremo la giornata con un altro spirito. Le domande che poniamo, infatti, danno forma non solo alle risposte ma anche ai nostri atteggiamenti.
Concludiamo dicendo che questa metodologia non è basata tanto sull'utilizzo di nuovi strumenti o di particolari modelli capaci di sostenere il cambiamento nelle organizzazioni ma su una modifica sostanziale della prospettiva generale adottata durante l'intero processo.