LA CERTIFICAZIONE GLOBALGAP

Con questo articolo di Francesco Lengua, Lead Auditor ISO 9001, ISO 22005 e BRC-IFS, continua la collaborazione tra QualitiAmo e CMi - Check Fruit.
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L'impegno delle aziende verso una gestione attenta dei rischi è un importante vantaggio competitivo




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Il Protocollo GlobalGAP, voluto ormai da quasi un decennio da un lungimirante gruppo di operatori della Distribuzione Organizzata e rappresentanti di gruppi di produttori europei (Euro Retailer and Produce Working Group, da cui il nome Eurep-GAP cui eravamo abituati sino a pochi mesi fa), è una risposta a carattere volontario che intende stabilire regole comuni applicabili da qualsiasi fornitore di ortofrutta della Moderna Distribuzione. GlobalGAP si è imposto quale elemento chiave di riferimento per l’applicazione delle Buone Pratiche Agricole (le Good Agriculture Practices, appunto) sul mercato globale, trasferendo e interpretando le richieste dei consumatori in requisiti per la produzione agricola.

GlobalGAP

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La felice intuizione europea ha avuto tanto successo al punto che oggi il Protocollo ha assunto un’importanza di livello mondiale: giunto alla sua terza revisione nel 2007 ha cambiato nome, assumendo una maggiore visibilità di livello “globale”.

In virtù di queste considerazioni a settembre 2007, in occasione dell’incontro annuale tenutosi a Bangkok, fu sancito il passaggio da Eurep- a Global-GAP. Il protocollo intende oggi proporre un sistema di gestione integrato per le aziende che è stato sintetizzato in Integrated Farm Assurance. Infatti, l’innalzamento del livello di attenzione e l’enorme successo e diffusione avuti a livello mondiale nel settore dell’ortofrutta, hanno permesso di ampliare il campo di applicazione di questa norma, oggi esteso a tutte le produzioni vegetali, ma anche a quelle animali (latte, carni e prodotti ittici) e ai relativi mangimi, e a produzioni particolari come thè, caffè, fiori e piante ornamentali.

I contenuti della norma e le principali novità

La norma risponde alle più comuni richieste dei mercati e dei consumatori, sempre più attenti ad aspetti specifici fino a qualche tempo fa non considerati. Gran parte dei requisiti del Protocollo sono, in Europa, già coperti da norme cogenti a volte poco conosciute dagli oepratori del settore. Gli elementi principali sviluppati da GlobalGAP sono riassumibili nelle seguenti tematiche:

  • Salute, sicurezza e welfare dei lavoratori;
  • Tutela e conservazione dell’ambiente;
  • Gestione dei rifiuti e residui aziendali e loro riutilizzo;
  • Tracciabilità;
  • Gestione consapevole degli OGM e del materiale di propagazione;
  • Gestione del suolo e della fertilizzazione;
  • Gestione delle risorse idriche e irrigazione;
  • Difesa integrata delle colture e corretto utilizzo dei fitofarmaci;
  • Gestione della raccolta e manipolazione dei prodotti in condizioni controllate di igiene e qualità.

Le principali novità introdotte con la revisione 3 del marzo 2007, sono rappresentate innanzitutto dalla nuova struttura della norma. Questa è infatti suddivisa, per il settore ortofrutta fresca, in tre sezioni principali:

  • AF - All Farm, che comprende i requisiti applicabili a tutte le tipologie aziendali;
  • CB - Crop Base, per le aziende di produzione vegetale;
  • FV – Fruit and Vegetable, comprendente i requisiti specifici per l’ortofrutta.

Il numero totale di punti di controllo è passato da 214 a 236 e ad una parte di questi è stato attribuito un diverso peso ed importanza rispetto alla precedente revisione (ricordiamo che i requisiti sono distinti in Maggiori, Minori e Raccomandazioni).

Nel nuovo Protocollo è del tutto evidente un approccio più deciso verso l’applicazione del metodo della produzione integrata, andando oltre il concetto di Buone Pratiche Agricole. L’attenzione è, infatti, rivolta alla conoscenza specifica delle tecniche di difesa adottate, ai metodi preventivi, alle attività di monitoraggio in campo ed alle modalità di intervento (“…favorendo il ricorso, per quanto possibile, a metodi non chimici”).

L’ultima novità interessante è relativa alla qualità ed al controllo dei prodotti, sia in campo che nei magazzini di confezionamento. I nuovi requisiti introducono un evidente interesse verso la verifica ed il mantenimento delle caratteristiche dei prodotti, anche attraverso il controllo delle temperature e delle condizioni di conservazione.

Gli operatori italiani vivono tutti i giorni le mutevoli richieste dei principali mercati di riferimento che pretendono in maniera sempre più stringente un elevato livello di garanzie sia dal punto di vista della sicurezza alimentare che, più in generale, della qualità dei prodotti. Garanzie che, non prescindendo dalle norme obbligatorie in materia (su tracciabilità, residui di fitofarmaci, autocontrollo igienico, imballaggi,sicurezza dei lavoratori, ecc.), a volte impongono ulteriori limiti agli operatori agricoli.

Tutto questo provoca, di fatto, una selezione degli operatori, sia a livello produttivo che distributivo, con progressiva emarginazione e scomparsa delle aziende non in grado di rispondere in maniera adeguata a queste richieste. D'altra parte, però, ciò rappresenta un’opportunità importante per tutte quelle aziende che hanno imboccato decisamente la strada della qualità, essendo capaci di gestire le differenti richieste dei mercati.

Francesco Lengua
Lead Auditor ISO 9001, ISO 22005, BRC
Responsabile comunicazione e formazione Check Frui srl – CMi Italy srl

Check Fruit srl – CMi Italy srl
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